La retribuzione dei lavoratori part time (verticale) non può essere determinata sulla base dei giorni di effettivo lavoro.

Nota a Trib. Lamezia Terme 27 giugno 2019, n. 363

Fabrizio Girolami

I lavoratori che prestano la loro opera con part time di tipo verticale, in virtù del cd. “principio di non discriminazione”, hanno diritto al calcolo della retribuzione sulla base dei medesimi criteri utilizzati per la determinazione del trattamento retributivo dei lavoratori assunti a tempo pieno. Tale principio è stato affermato dal Tribunale di Lamezia Terme (27 giugno 2019, n. 363), in relazione alla vicenda di sette lavoratori, assunti con contratto a tempo indeterminato e parziale di tipo verticale, che avevano convenuto in giudizio la società Poste Italiane S.p.A. (di seguito “Poste”), lamentando la mancata corresponsione in loro favore della retribuzione secondo i criteri applicati ai dipendenti assunti a tempo pieno, in violazioni delle disposizioni della normativa vigente e della contrattazione collettiva di settore.

Il rapporto di lavoro a tempo parziale dei ricorrenti era qualificato come di tipo “verticale”, in quanto, giusta le previsioni del contratto di lavoro individuale, l’attività lavorativa era svolta a “tempo pieno”, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell’anno. In particolare, i lavoratori prestavano la propria attività nella prima parte del mese, ovvero dal 1 al 15, per 36 ore settimanali.

Secondo le doglianze dei lavoratori, Poste avrebbe dovuto determinare la retribuzione sulla base del dato convenzionale di 26 giorni lavorativi, cui corrispondeva un orario mensile teorico di 156 ore, e, di conseguenza, essi avrebbero dovuto percepire una retribuzione mensile pari al 50% di quella spettante ai lavoratori full time comparabili. Invece Poste aveva operato un sistema di calcolo della retribuzione basato sul criterio del cd. “peso effettivo” che teneva conto delle ore di lavoro effettivamente prestate in ciascun mese.

Pertanto, i lavoratori avevano chiesto al giudice di accertare l’illegittimità del sistema di calcolo della retribuzione lorda mensile applicato da Poste, e, per l’effetto, condannare la medesima al pagamento delle differenze retributive e tredicesima mensilità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.

Il Tribunale ha accolto il ricorso dei lavoratori sulla base delle seguenti considerazioni giuridiche:

a) in virtù del principio di “non discriminazione” introdotto dall’art. 4 del D.LGS. 25 febbraio 2000, n. 61, come modificato dal D.LGS. 26 febbraio 2001, n. 100 (decreto applicabile ratione temporis alla vicenda di specie e oggi espressamente abrogato dall’art. 55, co. 1, lett. a), del D.LGS. 15 giugno 2015, n. 81) e oggi riproposto dall’art. 7, D.LGS. n. 81/2015 (“Il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno di pari inquadramento”), il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento “meno favorevole” rispetto al lavoratore a tempo pieno “comparabile” (ovverosia il lavoratore inquadrato nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dai contratti collettivi) per il solo motivo di lavorare a tempo parziale;

b) l’applicazione del principio di non discriminazione comporta che il lavoratore a tempo parziale benefici dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile, in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione oraria mensile, fermo restando che il trattamento economico e normativo applicato deve essere “riproporzionato” in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa (in senso conforme, cfr. Cass. n. 19269/2017, annotata, in questo sito, da S. ROSSI, Part time verticale e calcolo della retribuzione; Cass. 23 settembre 2016, n. 18709).

Il principio di non discriminazione impone, pertanto, al datore di lavoro di utilizzare, ai fini del calcolo della retribuzione spettante al lavoratore part time, il medesimo dato base con il quale è calcolata la retribuzione del lavoratore a tempo pieno e, laddove la retribuzione del lavoratore a tempo pieno, sulla base delle conferenti previsioni del contratto collettivo, prescinde dalla rigorosa ricostruzione dell’orario, con analogo metodo occorre procedere per “riproporzionare” la retribuzione del lavoratore part time, assumendo come base di computo il dato mensile e non quello orario.

Ne consegue che il giudice di merito, dal momento che il contratto collettivo prevede un criterio di calcolo della retribuzione del lavoratore full time che avviene su base mensile e non sulla base delle ore di lavoro svolto, il criterio di calcolo applicato da Poste (fondato sul cd. “peso effettivo”) risulta palesemente discriminatorio in danno dei lavoratori part time verticali.

 

Part time verticale e criteri di computo della retribuzione lorda mensile
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: