Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 28 febbraio 2020, n. 5498

Tributi, IRPEF, Soggetti colpiti dal sisma del 1990 in
Sicilia, Riduzione imposte, Istanza di rimborso delle maggiore somme versate
– Termini di prescrizione

 

Ritenuto che

 

La CTR della Sicilia ha rigettato l’appello proposto
dall’Amministrazione finanziaria contro la sentenza n. 14/2013 della CTP di
Siracusa che aveva accolto il ricorso proposto da D.C. avverso il rigetto della
richiesta di rimborso dell’imposte IRPEF, già versate per gli anni 1990, 1991 e
1992. La CTR ha motivato la propria decisione nel senso che – trattandosi di
agevolazioni per i residenti in zone soggette al sisma del 1990 – il beneficio
doveva ritenersi attuabile sia in favore di chi non aveva ancora pagato (con
versamento del 10% del dovuto da effettuarsi entro il 16.3.2003), sia in favore
di chi aveva già pagato (attraverso il rimborso del 90% di quanto versato,
siccome indebito formatosi ex lege per effetto di ius superveniens); quanto al
termine per valere il diritto alla ripetizione, ha superato l’eccezione
dell’Ufficio ritenendo che a seguito dell’intervento legislativo di cui all’art. 1, comma 665 della legge 190
del 2014, il termine per la presentazione dell’istanza andava calcolato a
decorrere dalla data di entrata in vigore della legge
28/02/2008 n. 31 per cui le istanze potevano essere presentate fini al
1.3.2010. L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

Con il primo motivo di ricorso l’amministrazione
finanziaria deduce la violazione falsa applicazione dell’articolo 9, comma 17, della legge n.
289 del 2002 e dell’articolo
21 comma secondo, secondo periodo, del decreto legislativo n. 546 del 1992,
nonché dell’articolo 1, comma
665, della legge 190 del 2014, articolo 12
e 14 delle preleggi e 112 cod.proc.civ., in relazione all’articolo 360, primo comma, n. 3 cod.proc.civ. per
avere la CTR ritenuto tempestiva l’istanza di rimborso invece presentata ben
oltre cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge 289 del 2002.

Col secondo motivo, deduce la violazione falsa
applicazione degli artt. 9, comma 17, legge 289 del 2012, 11 e 14 preleggi, 3 comma 1, legge n. 212 del 2000,
3, comma 3, decreto legislativo
n. 472 del 1997, in relazione all’art. 360,
comma 1 n. 3 cod. proc. civ., nella parte in cui i secondi giudici,
prestando adesione all’orientamento della giurisprudenza di legittimità
reputato non condivisibile, hanno ritenuto che il rimborso potesse spettare
anche a coloro che avevano già adempiuto ai proprio obblighi tributari.

Col terzo motivo, sempre in relazione all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ., denuncia la
violazione dell’art. 9, comma 17,
I. 289/2002, art. 1, comma
665, I. 190 del 2014, nonché degli artt. 12
e 14 delle preleggi e art. 112 cod. proc. civ., nella parte in cui i
secondi giudici hanno ritenuto infondata l’eccezione di difetto di
legittimazione attiva, sul presupposto erroneo che il sostituto di imposta si
limita ad anticipare quanto dovuto all’erario dal dipendente.

La contribuente ha resistito con controricorso.

 

Ritenuto che

 

Il ricorso è infondato per quanto di seguito
esposto.

Il quesito sottoposto al Collegio con i primi due
motivi – che si esaminano congiuntamente in quanto strettamente connessi –
riguarda il termine utile per la presentazione dell’istanza di rimborso per i
soggetti colpiti dal sisma del 1990 che avessero già versato imposte per il
triennio 1990-1992.

La questione ha trovato soluzione nell’art. 1, comma 665, della I. n. 190
del 2014 (legge di stabilità 2015) che costituisce norma d’interpretazione
autentica, secondo cui: «I soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre
1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati
ai sensi dell’articolo 3 dell’ordinanza del Ministro per il coordinamento della
protezione civile 21 dicembre 1990, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 299
del 24 dicembre 1990, che hanno versato imposte per il triennio 1990-1992 per
un importo superiore al 10 per cento previsto dall’articolo 9, comma 17, della legge 27
dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, hanno diritto, con
esclusione di quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali
l’applicazione dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della
compatibilità del beneficio con l’ordinamento dell’Unione europea, al rimborso
di quanto indebitamente versato, a condizione che abbiano presentato l’istanza
di rimborso ai sensi dell’articolo
21, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive
modificazioni. Il termine di due anni per la presentazione della suddetta istanza
è calcolato a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione del
decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248».

Evidente, dunque, che il giudice di secondo grado ha
deciso in conformità alla giurisprudenza di questa Corte – pure citata dalla
CTR – oramai ferma nel ritenere che, in base alla predetta normativa, i
soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le
province di Catania, Ragusa e Siracusa, i quali hanno versato imposte per il
triennio 1990-1992 per un importo superiore al 10 per cento, previsto dall’art. 9, comma 17, della I. n. 289 del
2002, hanno diritto al rimborso di quanto indebitamente versato, a
condizione che abbiano presentato l’istanza di rimborso entro il termine di due
anni decorrente dalla data di entrata in vigore della I. n. 31 del 2008 di conversione del d.l. n. 248 (cfr. Sez.
6-5, Ordinanza n. 15252 del 22/07/2016, Rv. 640825-01; n. 24089 del 2015 Rv. 637568-01; n. 18205 del 2016, n.
4291 del 2018, n. 6649 del 2019; n. 11690 del 2019).

Il presupposto del rimborso del 90% si è
concretizzato, quindi, con il d.l. n. 248/12/2007,
convertito nella legge n. 31 del 2008 entrata
in vigore il 1° marzo 2008, con la conseguenza che deve ritenersi tempestiva
l’istanza di rimborso presentata dalla contribuente in data 27.12.2007.

Anche il terzo motivo si palesa inconferente alla
luce della giurisprudenza di questa Corte che ha statuito (cfr. Sez. 6- 5, Ordinanza n. 18905 del 26/09/2016, Rv. 641481-01)
che «l’art. 9, comma 17, della I.
n. 289 del 2002, che consente al contribuente delle province siciliane
coinvolte nel sisma del 1990 di recuperare il 90 per cento di quanto dovuto e
versato a titolo d’imposte, in deroga al principio per cui la sanatoria non
consente di ottenere rimborsi dallo Stato, risponde ad una logica particolare e
diversa dagli altri provvedimenti di sanatoria, in quanto tesa ad indennizzare
i soggetti coinvolti in eventi calamitosi, sicché la legittimazione spetta al
solo soggetto passivo d’imposta in senso sostanziale e non anche al sostituto d’imposta»
(cfr., altresì, n. 12083 del 2012 Rv.
623326-01, n. 15252 del 2016, Rv. 640825-01, n. 18205 del 2016 Rv. 641051-01). Tale principio
ha trovato l’avallo del Legislatore che con l’art. 16-octies, comma 1, lett. b),
della legge n. 123 del 2017, di conversione con modifiche del d.l. n. 91 del 2017, ha modificato l’art. 1, comma 665, della legge n.
190 del 2014 specificando espressamente che tra «7 soggetti colpiti dal
sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania,
Ragusa e Siracusa, […], che hanno versato imposte per il triennio 1990-1992
per un importo superiore al 10 per cento previsto dall’articolo 9, comma 17, della legge 27
dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni e che «hanno diritto, con
esclusione di quelli che svolgono attività d’impresa, […] al rimborso di
quanto indebitamente versato», sono «compresi i titolari di redditi di lavoro
dipendente, nonché i titolari di redditi equiparati e assimilati a quelli di
lavoro dipendente in relazione alle ritenute subite» (cfr., Cass. Sez. 5, Ordinanza 26/03/2018 n. 7509).

Il ricorso va, dunque, rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come
da dispositivo.

 

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso. Condanna l’Amministrazione
finanziaria al pagamento delle spese di lite in favore della società
controricorrente che liquida in complessivi euro 1000,00, oltre spese generali
nella misura del 15% ed accessori di legge.

Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 28 febbraio 2020, n. 5498
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: