Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 28 febbraio 2020, n. 5547

Cartella di pagamento, Fusione per incorporazione delle
società di capitali, Art. 2504 bis c.c.,
Successione, Valutazione di merito nel rapporto debito-credito fra datore di
lavoro ed ente previdenziale

Fatti di causa

 

1. La Corte d’Appello di Cagliari confermava la
sentenza del Tribunale della stessa città che, accogliendo l’eccezione
preliminare proposta dalla società P. s.p.a., aveva annullato la cartella di
pagamento emessa e notificata il 22/5/2007 nei confronti di C.I.R. – Cir
s.r.l., società fusa per incorporazione nella P. s.p.a. a far data dal 1/5/2002
(e quest’ultima a sua volta fusa per incorporazione nella C. s.p.a. a far data
dal 16/12/2009). La Corte rilevava che l’iscrizione a ruolo era stata
effettuata nei confronti di soggetto estinto ed applicava la disciplina
codicistica dettata dall’art. 2504 bis c.c. in
tema di fusione per incorporazione delle società di capitali,
nell’interpretazione fornitane dalle Sezioni Unite di questa Corte n. 19509 del 2010, secondo la quale con la
successione a titolo universale della società incorporante – o della nuova
società risultante dalla fusione – nei diritti ed obblighi della società
incorporata o comunque fusa, quest’ultima si estingue.

2. Per la cassazione della sentenza l’INPS ha
proposto ricorso, affidato a tre motivi, cui ha resistito con controricorso C.
s.p.a. in liquidazione, che ha proposto altresì ricorso incidentale
condizionato, affidato ad un motivo.

3. La controricorrente ha depositato anche memoria
ex art. 380- bis. 1 c.p.c.

 

Ragioni della decisione

 

4. Come primo motivo di ricorso l’INPS deduce la
violazione e falsa applicazione dell’art. 18 del d.lgs n. 46 del 1999,
dell’art. 26 del DPR n 602 del
1973 e dell’art. 156 comma 3 c.p.c.

Sostiene che la costituzione in giudizio del
convenuto in senso sostanziale, successore a titolo universale quale società
incorporante del soggetto estinto, destinatario ex 2504
bis vecchio testo c.c. della pretesa azionata, sarebbe idonea a sanare la
nullità dell’iscrizione a ruolo e della notifica della cartella.

Sostiene l’applicabilità alla fattispecie dei
principi affermati da questa Corte negli arresti n. 14066 del 2008, n. 1088 del 2013 e n. 14167 del 2014.

5. Come secondo motivo deduce la violazione e falsa
applicazione dell’articolo 24
del d.lgs n. 46 del 26 febbraio 1999 e argomenta che in ogni caso la Corte
cagliaritana, pur avendo ritenuto illegittima l’iscrizione a ruolo, avrebbe
dovuto esaminare nel merito la fondatezza della pretesa di pagamento
dell’Istituto previdenziale.

6. Come terzo motivo deduce la violazione e falsa
applicazione della decisione della Commissione europea del 11 maggio 1999,
2000/128/CE e ripropone le questioni di merito dibattute in giudizio in ordine
alla ripetibilità degli sgravi relativi alla stipula di contratti di formazione
e lavoro oggetto della pretesa azionata.

7. C. s.p.a. in liquidazione ha affidato il proprio
ricorso incidentale condizionato ad un unico motivo con il quale deduce la
violazione e falsa applicazione degli artt. 112,
434, 437, 615 e 617 c.p.c. e
dell’art. 24 comma VI del d.lgs
n. 46 del 1999. Il motivo attinge l’argomentazione formulata dalla Corte
d’appello a pg. 18 della motivazione, ove ha ritenuto ammissibile l’eccezione
di prescrizione sollevata dall’opponente, questione che la ricorrente
incidentale assume inconferente rispetto al decisum, che è stato fondato sulla
nullità dell’iscrizione a ruolo e degli atti successivi.

8. Anzitutto deve rilevarsi come sia pacifico in
giudizio che la fusione per incorporazione di C.I.R. – Cir s.r.l. (società cui
facevano carico gli importi richiesti, che è stata oggetto dell’iscrizione a
ruolo e destinataria della notifica della cartella esattoriale di cui è
processo) in P. s.p.a. (società opponente, poi a sua volta fusa per
incorporazione in C. s.p.a.) sia stata realizzata con atto del 19.4.2002,
avente effetto dal 1.5.2002 (pg. 5 della sentenza impugnata).

9.1 primi due motivi del ricorso principale, che
possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi, sono fondati,
dovendosi dare seguito all’orientamento già espresso da questa Corte in
fattispecie sovrapponibili alla presente (Cass. n.
16675 del 06/07/2017, Cass. n. 21553 del
21/08/2019) nelle quali si è affermato che in tema di incorporazione per
fusione – nel regime precedente l’art. 2504-bis
cod. civ. introdotto dalla riforma del diritto societario (d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) secondo cui la
fusione tra società si risolve in una vicenda meramente evolutivo- modificativa
dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità – per
orientamento consolidato di questa Corte la fusione delle società mediante
incorporazione determina automaticamente l’estinzione della società incorporata
ed il subingresso, per successione a titolo universale, della società
incorporante nei rapporti sostanziali e processuali a quella relativi.

10. La sentenza impugnata ha del tutto trascurato
gli effetti sananti dell’opposizione, anche nel merito, della società
incorporante e il principio per cui la nullità dell’iscrizione a ruolo nei
confronti della società incorporata (già estinta), se vale ad impedire all’INPS
di potersi avvalere del titolo esecutivo, non impedisce l’accertamento del
credito dell’INPS nel giudizio di opposizione in cui sia parte il soggetto
sostanzialmente obbligato.

11. Ciò in quanto la controversia in opposizione a
cartella esattoriale non si risolve nella mera verifica della regolarità del
titolo, ma comporta (quando, come nel caso di specie, l’opposizione riguardi
anche l’an della pretesa) la valutazione di merito nel rapporto debito-credito
fra datore di lavoro ed ente previdenziale e senza che occorra alcuna domanda
riconvenzionale dell’Istituto. E’ stato infatti affermato (v. ex aliis Cass. n.
23600 del 06/11/2009, n. 26395 del 26/11/2013,
n. 16675 del 06/07/2017) che «In tema di
riscossione di contributi previdenziali, l’opposizione avverso la cartella
esattoriale di pagamento emessa ai sensi dell’art. 2 del d.l. 9 ottobre 1989, n.
338, convertito, con modificazioni, nella legge
7 dicembre 1989, n. 389, dà luogo ad un giudizio ordinario di cognizione su
diritti ed obblighi inerenti al rapporto previdenziale obbligatorio e,
segnatamente, al rapporto contributivo, con la conseguenza che eventuali vizi
formali della cartella o relativi all’iscrizione a ruolo comportano soltanto
l’impossibilità, per l’istituto, di avvalersi del titolo esecutivo, ma non lo
fanno decadere dal diritto di chiedere l’accertamento in sede giudiziaria
dell’esistenza e dell’ammontare del proprio credito ».

12. I primi due motivi del ricorso principale devono
quindi essere accolti, con assorbimento del terzo motivo.

13. E’ invece inammissibile per difetto di interesse
il ricorso incidentale, ancorché condizionato, in quanto esso è stato proposto
dalla parte totalmente vittoriosa al fine di ottenere la correzione della
motivazione della sentenza impugnata, che non ha inciso sulla decisione della
sentenza gravata in senso ad essa sfavorevole (Cass.
n. 6601 del 29/03/2005, Cass. n. 18648 del
13/07/2018).

14. La sentenza va, pertanto, cassata in relazione
ai motivi accolti e la causa rinviata alla Corte d’appello di Cagliari, in
diversa composizione, che procederà a nuovo esame applicando i principi sopra
ribaditi ed anche alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

15. Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.lgs. n.
115 del 2002 si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per
il versamento da parte della ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso
incidentale a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, ove dovuto.

 

P.Q.M.

 

Accoglie il primo e secondo motivo del ricorso
principale, assorbito il terzo motivo. Dichiara inammissibile il ricorso
incidentale. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e
rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di
Cagliari, in diversa composizione.

Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.lgs. n.
115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il
versamento da parte della ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso
incidentale a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, ove dovuto.

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