Il permesso di soggiorno di lungo periodo come requisito per l’ottenimento del Reddito di cittadinanza (RdC) da parte di soggetti extracomunitari è costituzionalmente legittimo.

Nota a Corte Cost. 25 gennaio 2022, n. 19

Alfonso Tagliamonte

Tra le diverse condizioni che il richiedente deve soddisfare per l’ottenimento del Reddito di cittadinanza, ve ne è una legata alla cittadinanza, alla residenza e al soggiorno del beneficiario. In dettaglio, la norma di riferimento dispone, quale requisito imprescindibile, che il “cittadino di Paesi terzi [sia] in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo” (art. 2, co. 1, lett. a), n. 1), del D.L. n. 4/2019, conv. con modif. in L. n. 28/2019).

La controversia in esame era sorta in quanto si riteneva violato il principio di non discriminazione tutelato dagli artt. 2 e 3 Cost. A sostegno di tale argomentazione si deduceva che la misura era volta a soddisfare un bisogno esistenziale e quindi primario della persona.

Di diverso avviso è stata la Corte Costituzionale (25 gennaio 2022, n. 19) che, analizzando le funzioni assolte dal reddito di cittadinanza, ne ha evidenziato le molteplici caratterizzazioni.

Secondo la Corte, l’istituto non ha, infatti, la sola finalità assistenziale, ma è anche, e soprattutto, una misura diretta a delineare un percorso articolato di politica attiva, ovvero di reinserimento del beneficiario nel mondo del lavoro, nonché uno strumento di integrazione sociale. Queste ulteriori funzioni sono state dirimenti per la Corte Costituzionale al fine di giustificare la limitazione, ai soli stranieri extra UE, del possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo, in quanto è stato ritenuto ragionevole attendersi che il beneficiario del RdC abbia una stabile integrazione nel Paese ospitante.

Ed infatti “l’orizzonte temporale della misura non è … di breve periodo, considerando sia la durata del beneficio sia il risultato perseguito. Gli obiettivi dell’intervento implicano infatti una complessa operazione di inclusione sociale e lavorativa, che il legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità, non irragionevolmente ha destinato agli stranieri soggiornanti in Italia a tempo indeterminato. In questa prospettiva di lungo o medio termine del reddito di cittadinanza, la titolarità del diritto di soggiornare stabilmente in Italia non si presenta come un requisito privo di collegamento con la ratio della misura concessa, sicché la scelta di escludere gli stranieri regolarmente soggiornanti, ma pur sempre privi di un consolidato radicamento nel territorio, non può essere giudicata esorbitante rispetto ai confini della ragionevolezza”.

La condizione richiesta dalla legge ai cittadini extracomunitari che intendono ottenere il Reddito di cittadinanza non è discriminante
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