Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 23 aprile 2021, n. 10878

Cartella esattoriale per contributi omessi, Indennità di
trasferta all’estero, Documentazione allegata tardivamente al gravame,
Deposito di documenti in momento successivo al deposito della memoria di
costituzione, Ammissibile quando la produzione abbia ad oggetto circostanze
decisive

 

Rilevato che

 

1. la Corte di Appello di Milano, con sentenza
n.1210 del 2014, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva rigettato
l’opposizione a cartella esattoriale per contributi omessi relativi alle
indennità di trasferta all’estero, in mancanza dei presupposti per il vantato
esonero;

2. in particolare la Corte territoriale, alla
stregua del divieto posto dall’art. 437 cod.proc.civ., riteneva inammissibile
la documentazione allegata tardivamente al gravame e la formulazione di
ulteriori capitoli di prova aventi ad oggetti fatti costitutivi della pretesa
azionata dalla società, attuale ricorrente, sulla quale gravava l’onere di
provare, in modo rigoroso, il diritto a beneficiare delle esenzioni
contributive ;

3. avverso tale sentenza la s.r.l. M. ha proposto
ricorso, affidato a quattro motivi, al quale ha opposto difese l’INPS, con
controricorso;

 

Considerato che

 

4. con i motivi di ricorso si denuncia violazione
dell’art. 2697 cod.civ. per avere la Corte di merito onerato la società della
prova dei presupposti per giovare del trattamento contributivo privilegiato in
caso di trasferta dei dipendenti (primo motivo); omessa, contraddittoria e insufficiente
motivazione per avere ritenuto non provata l’effettività delle trasferte svolte
all’estero dai dipendenti, e per non avere ammesso le prove articolate nel
primo grado di giudizio senza averle adeguatamente valutate (secondo motivo);
violazione dell’art. 437, secondo comma, cod.proc.civ. per l’affermata
inammissibilità, per tardività, della documentazione allegata tardivamente al
gravame (terzo motivo); infine, omessa motivazione su un punto decisivo in
ordine al carattere o meno indispensabile delle nuove prove precostituite
prodotte e delle nuove prove costituende articolate con il ricorso in appello;

5. il primo motivo è da rigettare per essersi la
Corte di merito conformata ai principi consolidati per cui in tema di riduzione
di obblighi contributivi relativi ai casi di trasferta o di rimborso delle
spese di viaggio, di cui all’art. 51, comma 5, del d.P.R. n. 917 del 1986,
compete al richiedente, che intende beneficiarne, l’onere di provare il
possesso dei requisiti che, per legge, danno diritto all’esonero (o alla
detrazione) di volta in volta invocato (Cass. n. 181060 del 2018 e ivi
ulteriori precedenti richiamati);

6. il secondo motivo è inammissibile per essere il
controllo della motivazione, alla stregua del novellato art. 360, n. 5
cod.proc.civ., confinato sub specie nullitatis, in relazione all’art. 360, n. 4
cod. proc. civ., il quale, a sua volta, ricorre solo nel caso di sostanziale
carenza del requisito di cui all’art. 132, n.4, del codice di rito, esclusa
qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione (v.
come interpretato da Cass., Sez. U, n. 8053 del 2014, alla quale si rinvia, e
successive conformi);

7. sono da accogliere i motivi terzo e quarto;

8. come statuito dalle Sezioni Unite di questa Corte
nella sentenza n.8202 del 2005 (cui hanno fatto seguito numerose altre
decisioni, fra le quali, Cass. n. 28439 del 2019 ed ivi ulteriori precedenti),
il deposito di documenti in momento successivo al deposito della memoria di
costituzione è ammesso quando la produzione abbia ad oggetto circostanze
decisive;

9. nel rito del lavoro, infatti, in base al
combinato disposto dell’art. 416, terzo comma, cod.proc.civ. – che stabilisce
che il convenuto deve indicare, a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali
intende avvalersi, ed in particolar modo i documenti, che deve contestualmente
depositare (onere probatorio gravante anche sull’attore per il principio di
reciprocità fissato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 13 del 1977)
– e dell’art. 437, secondo comma, cod.proc.civ., consegue che l’omessa
indicazione, nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, dei documenti,
e l’omesso deposito degli stessi contestualmente a tale atto, determinano la
decadenza del diritto alla produzione dei documenti stessi, salvo che la
produzione non sia giustificata dal tempo della loro formazione o
dall’evolversi della vicenda processuale successivamente al ricorso ed alla
memoria di costituzione;

10. tale rigoroso sistema di preclusioni trova un
contemperamento – ispirato alla esigenza della ricerca della verità materiale,
cui è doverosamente funzionalizzato il rito del lavoro, teso a garantire una
tutela differenziata in ragione della natura dei diritti che nel giudizio
devono trovare riconoscimento – nei poteri d’ufficio del giudice in materia di
ammissione di nuovi mezzi di prova, ai sensi del citato art. 437, secondo
comma, cod.proc.civ., ove essi siano indispensabili ai fini della decisione
della causa;

11. poteri questi, peraltro, da esercitare pur
sempre con riferimento a fatti allegati dalle parti ed emersi nel processo, a
seguito del contraddittorio delle parti stesse;

12. in tale ottica va segnalato, altresì,
l’orientamento espresso da questa Corte sulla questione della ammissibilità dei
mezzi istruttori in appello e sulla definizione della nozione di
indispensabilità della prova (v. Cass. Sez.Un. n. 10790 del 2017) che
ampiamente riprende e conferma i principi già affermati nel noto arresto di
Cass. Sez.Un. n.8202 del 2005, pervenendo alla conclusione che il giudizio di
indispensabilità implica una valutazione sull’idoneità del mezzo istruttorio a
dissipare un perdurante stato di incertezza sui fatti controversi smentendola o
confermandola senza lasciare margini di dubbio;

13. in conclusione, la Corte distrettuale, in
applicazione delle argomentazioni sinora svolte, deve fare applicazione del
principio di diritto, enunciato ai sensi dell’art. 384, primo comma,
cod.proc.civ., nei seguenti termini: il giudice, fin dal primo grado e dunque
anche in appello, deve esercitare il proprio potere-dovere di integrazione
probatoria, ex officio, con l’acquisizione della documentazione offerta
contestualmente con l’atto di impugnazione sulla base di allegazione effettuata
già in primo grado, laddove tale documentazione sia indispensabile per provare
i fatti costitutivi, motivando sulla decisività delle produzioni; con
applicazione dell’affermato principio anche in riferimento alle prove orali;

14. la sentenza impugnata va, pertanto, cassata con
rinvio alla Corte d’Appello, designata in dispositivo, che provvederà allo
scrutinio della fattispecie considerata, facendo applicazione del summenzionato
principio e provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità;

 

P.Q.M.

 

Accoglie il terzo e quarto motivo di ricorso,
rigettati il primo e secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai
motivi accolti e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla
Corte d’appello di Milano, in diversa composizione.

Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 23 aprile 2021, n. 10878
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