Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 06 maggio 2021, n. 12029

Contratti di formazione e lavoro, Mancato assolvimento
dell’obbligo formativo, Prova, Cumulo dei benefici previsti dalla legge
regionale come misure di aiuto all’occupazione

 

Fatti di causa

 

1. La Corte d’appello di Palermo, con sentenza del
19 settembre 2016, ha riformato la sentenza di primo grado e, per quanto in
questa sede rileva, ha riconosciuto il diritto della Banca S. s.p.a. a ricevere
i contributi previsti dalla lettera a) dell’art. 10, comma 1, della legge
regionale n. 27 del 1991 per l’assunzione con contratti di formazione e lavoro
di lavoratori, la cui spettanza era stata negata dall’Assessorato regionale; ha
invece confermato la pronuncia di primo grado, di rigetto della domanda in
riferimento ai contributi previsti dalla lettera b) della medesima
disposizione.

2. Il cumulo dei benefici previsti dalla legge
regionale come misure di aiuto all’occupazione, preteso dalla Banca, è stato
negato dalla Corte di merito (dunque la misura di cui alla lett. b) in
considerazione dell’epoca della trasformazione dei contratti di formazione e
lavoro non ricadente nel discrimine temporale indicato dalla Corte di
Giustizia, con la sentenza del 20 maggio 2010 (punto 36), vale a dire l’assunzione
a tempo indeterminato del lavoratore assunto con contratto di formazione prima
dell’entrata in vigore della legge n. 27 del 1991, mentre, nella specie, la
trasformazione era avvenuta nel 1992; invece, la misura prevista dalla lettera
a) è stata riconosciuta alla stregua della collocazione temporale delle
assunzioni, con contratto di formazione e lavoro, entro il discrimine fissato
nella legge regionale.

3. Riteneva, infine, la Corte di merito, quanto al
lavoratore L.V., non assolto l’obbligo formativo come fissato nel programmo
annesso al contratto di formazione, mancante persino del nominativo del
responsabile dell’ufficio che avrebbe curato la formazione.

4. Avverso tale sentenza ricorre la Banca S. s.p.a.,
con ricorso affidato a tre motivi, ulteriormente illustrato con memoria, cui
resiste, con controricorso, l’Assessorato Regionale della Famiglia, delle
Politiche Sociali e del Lavoro.

 

Ragioni della decisione

 

5. Con il primo motivo, deducendo violazione
dell’art. 10, commi 1 e 2, della legge regionale siciliana n. 27 del 1991,
dell’art. 12 preleggi, degli artt. 107,108,267, 228 par.IV, T.F.U.E. e degli
artt. 11 e 117 Cost., la parte ricorrente censura la sentenza e assume che i
contributi dovrebbero essere riconosciuti cumulativamente anche per le assunzioni
di dipendenti con contratto di formazione e lavoro stipulato successivamente
all’entrata in vigore della legge regionale e convertiti in contratti a tempo
indeterminato prima del 31 dicembre 1996.

6. Con il secondo motivo, deducendo, in subordine, violazione
delle medesime disposizioni indicate nel primo mezzo, oltre gli artt. 1175,
1176, 1285, 1324, 1362 ss. 1375 cod.civ. e omesso esame di fatti decisivi, la
società assume la natura alternativa dell’obbligazione a carico della Regione
siciliana e l’indicazione dell’obbligazione esigibile a carico del datore di
lavoro il quale, per i contratti di formazione e lavoro, stipulati
successivamente all’entrata in vigore della legge e trasformati in contratti di
lavoro a tempo indeterminato entro il 31.12.1996, avrebbe la facoltà di
richiedere alternativamente i contributi di cui alla lettera a) ovvero quelli
di cui alla lettera b).

7. Il primo motivo è da rigettare in continuità con
il precedente di questa Corte, sentenza n. 22008 del 2019 che ha già ritenuto,
con condivisa motivazione, che il riconoscimento cumulativo, come preteso dalla
Banca, è escluso dalla sentenza della Corte di giustizia del 20 maggio 2010,
posta dalla Corte di merito a fondamento della ratio decidendi, e dalla chiara
interpretazione del discrimine temporale: sono contributi incumulabili perché
diversi, tenuto conto che per la misura economica b) per effetto della
stabilizzazione del rapporto di lavoro, l’assunzione con contratto di
formazione dev’essere avvenuta prima dell’entrata in vigore della legge n. 27
del 1991, mentre per la misura economica indicata nella lettera a) rileva
l’assunzione con contratto di formazione da epoca successiva all’entrata in
vigore della citata legge n.27 del 1991 (v. Cass. n. 22008 del 2019 cit. ).

8. In particolare, la Corte di giustizia dell’Unione
Europea, Sez. IV, nella sentenza 20 maggio 2010, n. 138/09, ha affermato che la
decisione della Commissione dell’Il dicembre 1995, relativa alla L.R. Sicilia
del 15 maggio 1991, n. 27, recante interventi a favore dell’occupazione (aiuto
di Stato NN 91/A/95), «dev’essere interpretata nel senso che essa ha
riconosciuto la compatibilità con il mercato comune di un regime di aiuti
composto dalle due misure, previste dall’art. 10, comma 1, lett. a) e b), di
detta legge regionale, che non possono essere cumulate e il cui evento
generatore, ossia l’assunzione di un lavoratore o la trasformazione del
contratto in contratto a durata indeterminata, dev’essere avvenuto prima del 31
dicembre 1996, mentre i versamenti da esse previsti possono proseguire dopo
tale data, a condizione che a ciò non ostino le vigenti norme nazionali
finanziarie e di bilancio e che sia rispettato lo stanziamento di bilancio
approvato dalla Commissione delle Comunità europee».

9. L’interpretazione del diritto dell’Unione è
competenza esclusiva della Corte di giustizia, ex art. 267 TFUE, e tale
competenza si estende anche alla valutazione delle eventuali deroghe da parte
di una normativa nazionale (qual è quella oggetto di questo procedimento), in
relazione a specifici obiettivi riconducibili alla trama dei Trattati, al
trattamento voluto in via generale dalla disciplina sovranazionale (così Cass.
n. 4223 del 21.2.2018).

10. Nel caso, la Corte di giustizia ha esplicitato
il significato della richiamata decisione della Commissione del 1995 – che non
aveva sollevato obiezioni nei confronti delle misure di aiuto contemplate nella
legge n. 27/91, considerandole compatibili con il Trattato CE, pur invitando
l’Italia a rinotificare la legge in parola in caso di rifinanziamento di tali
aiuti oltre il 1997 – muovendo dall’interpretazione della normativa in rassegna
esplicitata nella motivazione, secondo la quale il secondo beneficio può essere
concesso «a condizione che la citata trasformazione sia avvenuta nel periodo
compreso tra il primo giorno del mese successivo a quello di entrata in vigore
della legge n. 27/91 e il 31 dicembre 1996 e riguardi i lavoratori assunti
prima di tale periodo».

11. Poiché la Commissione è preposta all’esame
permanente dei regimi di aiuti esistenti negli Stati membri, secondo il dettato
dell’art. 108 TFUE, è entro tali limiti che gli aiuti in questione sono stati
ritenuti autorizzabili e ne è stato valutato il limite d’impegno dello
stanziamento, mentre la diversa interpretazione patrocinata dalla parte
ricorrente amplierebbe il perimetro dei benefici (e quindi degli aiuti)
riconosciuti.

12. Neppure occorre rimeditare, come già affermato
da Cass. n. 22008 del  2019 cit., la
soluzione cui si è addivenuti in sede europea, in quanto l’interpretazione
della norma risulta coerente con il senso fatto proprio dal suo tenore
letterale e con la stessa modifica del comma 2 valorizzata dalla parte
ricorrente, che ha inteso chiarire i limiti di compatibilità delle due misure.

13. La soluzione al primo motivo di censura comporta
il rigetto anche dell’ulteriore censura, improntata sull’asserita natura di
obbligazione alternativa, inammissibile, per difetto di specificità,
trattandosi di questione estranea all’argomentare della sentenza impugnata, e
comunque non predicabile, per il rilievo assorbente che l’elemento costitutivo
diverso, proprio in riferimento all’epoca temporale dell’assunzione con
contrato di formazione e lavoro, preclude la connotazione dell’obbligazione
come alternativa ed esclude, in radice, qualsivoglia facoltà di opzione
esercitabile dal datore.

14. Con il terzo motivo, deducendo violazione di
legge e omesso esame di fatti decisivi, la parte ricorrente si duole che la
Corte di merito abbia posto a fondamento della decisione circostanze che
avrebbero dovuto formare oggetto di eccezione di parte, dunque non rilevabili
d’ufficio, e la cui sussistenza è smentita dai documenti versati in atti, quale
l’assunzione a tempo indeterminato in data 14 dicembre 1994.

15. Il motivo è inammissibile.

16. Invero si censura la ratio decidendi inerente,
in particolare, al mancato assolvimento dell’obbligo formativo e, quindi,
l’ulteriore passaggio argomentativo, anticipato dall’inciso a tacer d’altro,
sul preteso vizio della mancata indicazione del responsabile che avrebbe curato
la formazione: la censura è inammissibile perché non autosufficiente giacché si
assume di avere offerto, in giudizio, prova documentale dell’effettivo
svolgimento dell’attività formativa evocando l’allegazione al ricorso
introduttivo dinanzi al Tribunale, contraddistinta dal numero 5, ma nulla si
spiega, nell’illustrazione della censura, del contenuto e tenore del documento
evocato e tanto rende inammissibile la censura travolgendo, per difetto
d’interesse, anche l’ulteriore profilo.

17. In conclusione, il ricorso va rigettato.

18. Segue coerente la condanna alle spese, liquidate
come in dispositivo.

19. Ai sensi dell’art.13,co.1-quater,
d.P.R.n.115/2002, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a
carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo
unificato, pari a quello per il ricorso ex art.13,co. 1, se dovuto.

 

P.Q.M.

 

rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al
pagamento delle spese, liquidate in euro 13.000,00, oltre spese prenotate a
debito. Ai sensi dell’art.13,co.1-quater, d.P.R.n.115/2002, sussistono i
presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente,
dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il
ricorso ex art.13, co. 1, se dovuto.

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