Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 04 maggio 2021, n. 16860

Mancato versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali
operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, Omessa prova del
pagamento degli stipendi, Difficoltà economiche dell’impresa

 

Ritenuto in fatto

 

1. Con la sentenza del 25 novembre 2019 la Corte di
appello di Messina ha confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Messina
il 3 aprile 2019 a A.F. per il reato ex art. 2 comma 1-bis del d.l. 463/1983
per l’omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali operate
sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti per € 20.134,18 per l’anno 2013,
alla pena di mesi 4 di reclusione ed € 400 di multa, ritenuta la recidiva
reiterata specifica infraquinquennale.

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per
cassazione il difensore dell’imputato.

2.1. Con il primo motivo si deduce il vizio di
violazione di legge; l’imputato avrebbe dovuto essere assolto perché il reato
sarebbe stato parzialmente depenalizzato.

2.2. Con il secondo motivo si deduce il vizio di
violazione di legge ex art. 606 lett. b) cod. proc. pen. in relazione all’art.
2 comma 1-bis del d.l. n.463/1983; l’accusa non avrebbe provato l’effettivo
pagamento degli stipendi ai lavoratori ed il ricorrente avrebbe dimostrato le
difficoltà economiche dell’impresa, poi cancellata dal registro delle imprese.

2.3. Con il terzo motivo si deduce la violazione
dell’art. 131-bis cod. proc. pen. che sarebbe applicabile anche al reato de
quo.

 

Considerato in diritto

 

1. Il primo motivo è manifestamente infondato.

1.1. L’art. 3 del d.lgs. 8/2016, in vigore dal 6
febbraio 2016, nel riformulare l’art. 2 comma 1-bis del d.l. 483/1983,
convertito dalla legge 638/1983, ha previsto per la rilevanza penale del fatto
il superamento della soglia di euro 10.000 annui. Nel caso in esame la somma
non versata è superiore alla soglia di punibilità.

1.2. Il secondo motivo è inammissibile perché privo
del requisito della specificità estrinseca: il ricorso non si confronta con la
motivazione della sentenza che ha ritenuto provato il pagamento delle
retribuzioni in base alla deposizione testimoniale ed alla presentazione
all’Inps dei modelli Uniemens.

La Corte di appello ha correttamente applicato il
principio per cui in tema dì omesso versamento delle ritenute previdenziali e
assistenziali operate dal datore di lavoro, i modelli DM 10, formati secondo il
sistema informatico Uniemens, possono essere valutati come piena prova della
effettiva corresponsione delle retribuzioni, trattandosi di dichiarazioni che,
seppure generate dal sistema informatico dell’INPS, sono formate esclusivamente
sulla base dei dati risultanti dalle denunce individuali e dalla denuncia
aziendale fornite dallo stesso contribuente (cfr. Sez. 3, n. 28672 del
24/09/2020, Brunozzi, Rv. 280089 – 01).

1.3. Il terzo motivo è manifestamente infondato. La
causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis cod. pen. è applicabile
laddove l’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali abbia
riguardato un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità, fissata in C
10.000, in ragione del fatto che il grado di offensività che fonda il reato è
stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza
penale. Lo stesso principio è stato applicato da Sez. 3, n. 16599 del
20/02/2020, Latorre, Rv. 278946 – 01, in relazione all’art. 5 del d.lgs.
74/2000. La Corte di appello ha correttamente escluso la particolare tenuità
del fatto rilevando che la somma non versata era pari a circa il doppio della
soglia di rilevanza penale.

2. Pertanto, il ricorso deve essere dichiarato
inammissibile. Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen. si condanna il ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 3.000,00,
determinata in via equitativa, in favore della Cassa delle Ammende, tenuto
conto della sentenza della Corte costituzionale del 13 giugno 2000, n. 186, e
considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato
presentato senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità.

 

P.Q.M.

 

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila
in favore della Cassa delle Ammende.

Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 04 maggio 2021, n. 16860
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