Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2021, n. 12414

Lavoro, Società a totale partecipazione da parte di uno o più
enti pubblici locali, Reclutamento del personale, Procedure concorsuali o
selettive, Violazione, Esclusione della conversione in rapporti a tempo
indeterminato

 

Fatti di causa

 

1. Con sentenza n. 703/2016, pubblicata il 7 luglio
2016, la Corte di appello di L’Aquila ha confermato la nullità del termine
apposto al contratto di somministrazione stipulato, con decorrenza 2/10/2010,
da C.D. e da S.I. S.p.A. per la prestazione di lavoro, con mansioni di
operatore ecologico, alle dipendenze di A. S.p.A., società a totale
partecipazione pubblica affidataria dei servizi di raccolta dei rifiuti e di
igiene ambientale del Comune di Pescara; ha peraltro escluso, in parziale
riforma della sentenza di primo grado, l’esistenza di un diritto del lavoratore
alla conversione del contratto a termine, ritenendo legittima la sola condanna
della società al risarcimento del danno, ai sensi dell’art. 36, comma 5, d.lgs.
n. 165/2001.

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per
cassazione il lavoratore con unico motivo, cui ha resistito A. S.p.A. (poi A.
S.p.A.) con controricorso, assistito da memoria.

 

Ragioni della decisione

 

1. Con il motivo proposto, deducendo la violazione
degli artt. 1, 2, 4 e 7 I. Reg. Abruzzo n. 23/2004, nonché la violazione
dell’art. 18, commi 1 e 2 bis, d.l. n. 112/2008, convertito in I. n. 133/2008,
dell’art. 3 bis, comma 6, d.l. n. 138/2011, convertito in I. n. 148/2011, e
degli artt. 35 e 36 d.lgs. n. 165/2001, il ricorrente censura la sentenza
impugnata per avere erroneamente ritenuto che Attiva S.p.A., quale società in
house interamente partecipata dall’Ente locale, fosse assoggettata non solo
alla previsione di cui all’art. 35, comma 1, d.lgs. n. 165/2001, in materia di
reclutamento del personale del pubblico impiego, ma anche al divieto, imposto
dal comma 5 dell’art. 36 del medesimo Decreto legislativo, di conversione del
rapporto di lavoro, e ciò in forza di una non condivisibile interpretazione
estensiva di quest’ultima norma.

2. Il ricorso è inammissibile e comunque infondato.

2.1. E’ inammissibile poiché, nell’inosservanza del
requisito di cui all’art. 366, c. 1°, n. 4 cod. proc. civ., non contiene, oltre
all’indicazione delle norme che si assumono violate, anche la enucleazione
delle affermazioni in diritto, contenute nella sentenza impugnata, che
sarebbero in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie dedotta in
giudizio e con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di
legittimità o dalla dottrina prevalente, così da prospettare criticamente una
valutazione comparativa fra opposte soluzioni, non risultando altrimenti
consentito alla Corte di legittimità di adempiere al proprio compito
istituzionale di verificare il fondamento della violazione denunciata (Cass. n.
16038/2013, fra le molte conformi).

2.2. Il ricorso è, in ogni caso, infondato, avendo
la Corte di merito fatto applicazione di principi ormai consolidati, ai quali
ritiene il Collegio di dover dare continuità, in tema di rapporti di lavoro a
tempo determinato posti in essere da società a totale partecipazione da parte
di uno o più enti pubblici locali.

2.2.1. In particolare, si deve richiamare il
principio, secondo il quale “In tema di società c.d. in house, il
reclutamento del personale, a seguito dell’entrata in vigore del d.l. n. 112
del 2008, convertito con modif. in I. n. 133 del 2008, nel testo risultante
dalle modifiche apportate dalla I. n. 102 del 2009 di conversione del d.l. n.
78 del 2009, avviene secondo i criteri stabiliti dall’art. 35 del d.lgs. n. 165
del 2001, che impongono l’esperimento di procedure concorsuali o selettive,
sicché la violazione di tali disposizioni, aventi carattere imperativo,
impedisce la conversione dei rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti
a tempo indeterminato” (Cass. n. 21378/2018, ove plurimi riferimenti a
conformi precedenti specifici).

2.2.2. Si deve altresì richiamare il principio,
secondo il quale “In tema di reclutamento del personale nell’ambito delle
società c.d. in house, l’art. 7, comma 4, lett. f), della l.r. Abruzzo n. 23
del 2004, ha imposto l’esperimento di procedure concorsuali o selettive, per
l’assunzione di personale dipendente delle società di gestione di servizi
pubblici locali, già prima dell’entrata in vigore del d.l. n. 112 del 2008,
conv. con modif. in I. n. 133 del 2008, nel testo risultante dalle modifiche
apportate dalla I. n. 102 del 2009 di conversione del d.l. n. 78 del 2009, che
ha disposto l’applicazione generalizzata a tali società dei criteri stabiliti
dall’art. 35 del d.lgs. n. 165 del 2001. (Nella specie, la S.C. ha confermato
la decisione di merito che aveva negato la conversione a tempo indeterminato di
vari contratti a termine, a progetto e di somministrazione, conclusi con una
società a capitale pubblico della regione Abruzzo)”: Cass. n. 7050/2019.

3. Il ricorso deve conseguentemente essere respinto.

4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano
come in dispositivo.

 

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al
pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in euro 200,00 per
esborsi e in euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al
15% e accessori di legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115
del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il
versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1
bis dello stesso articolo 13, se dovuto.

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