Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 09 giugno 2021, n. 16087

Indennità di accompagnamento, Requisiti, Domanda
amministrativa, Mancanza di idonea certificazione, Accertamento

 

Rilevato che

 

II Tribunale di Roma disponeva correzione dell’errore
materiale della sentenza n. 1593/2019, sostituendo integralmente il testo
erroneamente inserito nel sistema informatico.

Con tale decisione affermava il diritto di C.A. alla
indennità di accompagnamento dal primo giorno del mese successivo alla domanda
amministrativa.

Avverso tale decisione l’Inps proponeva ricorso
affidato a due motivi cui resisteva con controricorso la C.

Veniva depositata proposta ai sensi dell’art.
380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di
fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

 

Considerato che

 

1) Deve preliminarmente ritenersi infondata
l’eccezione sollevata dalla controricorrente sulla mancata proposizione del
ricorso straordinario ai sensi dell’art. Ili della Costituzione. Questa Corte
ha chiarito che “La sentenza emessa all’esito del giudizio di merito
conseguente all’accertamento tecnico preventivo di cui all’art. 445 bis cod.
proc. civ. è soggetta all’ordinario ricorso per cassazione ex art. 360 cod.
proc. civ., e non al ricorso straordinario ex art. 111 Cost., trattandosi di
provvedimento la cui appellabilità è esclusa dall’art. 445 bis, ultimo comma,
cod. proc. Civ” (Cass.n. 12332/2015).

Nel caso di specie oggetto della impugnazione
dinanzi al Giudice di legittimità è la sentenza n. 1593/2019, resa all’esito
del procedimento ex art. 445 bis c.p.c., come integrata dalla ordinanza di
correzione della medesima adottata all’esito di udienza di discussione, il
5.4.2019. Lo strumento per la impugnazione della predetta sentenza è dunque,
come affermato da principio richiamato, il ricorso ordinario dinanzi alla Corte
di cassazione.

2) Con primo motivo di ricorso è dedotta la nullità
della sentenza per violazione dell’art. 287 e 288 c.p.c, per aver, il giudice,
dichiarato il diritto alla prestazione a seguito di ricorso per correzione
dell’errore materiale (art. 360 co. 1 n. 4 c.p.c.)

Parte ricorrente si duole della totale sostituzione,
in sede di correzione dell’errore materiale, del provvedimento in origine
emesso.

Questa Corte ha recentemente affrontato il tema
della correzione dell’errore materiale e dei confini in cui contenerlo, avuto
riguardo alla emissione di provvedimenti informatici. Ha statuito che ” Il
procedimento di correzione degli errori materiali o di calcolo, previsto dagli artt.
287 e 288 c.p.c., è esperibile non solo per ovviare ad un difetto di
corrispondenza tra l’ideazione del giudice e la sua materiale rappresentazione
grafica, chiaramente rilevabile dal testo del provvedimento e, come tale,
rilevabile “ictu oculi”, ma anche in funzione integrativa, in ragione
della necessità di introdurre nel provvedimento una statuizione obbligatoria
consequenziale a contenuto predeterminato, ovvero una statuizione obbligatoria
di carattere accessorio, anche se a contenuto discrezionale. Può inoltre farsi
ricorso a tale procedimento quando il giudice, nel redigere la sentenza e in
conseguenza di un mero errore di sostituzione del “file” informatico,
abbia commesso uno scambio di provvedimenti nella fase di impaginazione,
facendo seguire, ad un’epigrafe pertinente, uno “svolgimento del
processo”, dei “motivi della decisione” ed un dispositivo
afferenti ad una diversa controversia decisa in data coeva nei confronti delle
stesse parti: in tal caso, infatti, l’estensione della correzione non integra
il deposito di una decisione affatto distinta, la quale verrebbe interamente
sostituita a quella corretta” (Cass. n. 4319/2019).

Nel caso in esame il Tribunale con l’ordinanza di
correzione ha evidenziato l’esistenza di un errore materiale consistito nell’invio
telematico di un contenuto differente rispetto a quello oggetto del giudizio, e
dunque costituente mero errore di sostituzione del “file”
informatico…e scambio di provvedimenti nella fase di impaginazione.

Ha poi inserito l’esatto contenuto della statuizione
assunta.

Il principio richiamato ( Cass. n. 4319/19) ben si
confronta con una modalità di lavoro diversa da quella “cartacea”, in
ragione della quale l’errato invio di files informatici estranei alla
fattispecie trattata è equiparabile alla ipotesi di lapsus calami quale
materiale divergenza tra ideazione del giudice e sua grafica rappresentazione.
L’orientamento, a cui si intende dare seguito, esprime maggiore adeguatezza,
rispetto a precedenti pronunce (Cass. n. 2815/2016), circa il concetto di
errore materiale, allorché questo sia diretto ad una realtà processuale in cui
regole del processo e tecnologia devono trovare sintesi appropriata.

Peraltro, rispetto alla fattispecie in esame, deve
anche considerarsi che la determinazione del tribunale è conseguenza;

diretta dell’accertamento peritale svolto in
giudizio, il cui contenuto risulta integrativo della decisione e non è stato
contestato neppure in questa sede.

2) Con il secondo motivo l’Inps ha denunciato la
violazione e falsa applicazione degli artt. 7 l.n.533/1973, 2697 c.c., 1 e 2 DM
19 novembre 1990, in relazione alla legge n. 18/1980 , dell’art 1 DPR n.
698/1994 , dell’art 20, comma 3, DL n. 78/2009 (art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c.).
L’Istituto rileva che la sentenza impugnata ha erroneamente riconosciuto il
beneficio dell’indennità di accompagnamento in mancanza di idonea
certificazione allegata alla domanda amministrativa.

Deve premettersi che lo stesso Istituto ricorrente
dà atto della presenza nel caso di specie di domanda amministrativa e
certificazione medica, e che le censure riguardano quindi l’adeguatezza di
siffatti documenti rispetto alla prestazione domandata( indennità di
accompagnamento).

Questa Corte, recentemente (Cass. n. 14412/2019) ha
affrontato fattispecie analoga alla presente rilevando che “In tema di
prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito
della previa presentazione della domanda non è necessaria la formalistica
compilazione dei moduli predisposti dall’INPS o l’uso di formule sacramentali,
essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione
richiesta affinché la procedura anche amministrativa si svolga regolarmente. Ne
consegue che non costituisce requisito imprescindibile della domanda
amministrativa barrare la casella che, nel modulo, individua le condizioni
sanitarie la cui sussistenza e necessaria per il riconoscimento del diritto
all’indennità di accompagnamento, non potendo l’istituto previdenziale
introdurre nuove cause di improcedibilità ovvero di improponibilità in materia
che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.”

La Corte ha anche soggiunto che “In tema di
prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito
della previa presentazione della domanda amministrativa, di cui all’art. 443
c.p.c., non è necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti
dall’INPS o l’uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che la domanda
consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura, anche
amministrativa, si svolga regolarmente; ne consegue che non costituisce
requisito ostativo all’esercizio dell’azione per il riconoscimento del
beneficio dell’indennità di accompagnamento la circostanza che la domanda
amministrativa sia corredata da un certificato medico negativo rilasciato
all’assistito dal medico curante, non potendo l’istituto previdenziale
introdurre nuove cause di improcedibilità ovvero di improponibilità in materia
che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost”
(Cass. 24896/2019).

I principi esposti, del tutto coerenti con la
fattispecie all’esame, rendono infondato anche tale motivo di censura.

Il ricorso deve essere rigettato.

Attesa la novità della questione in punto di
correzione dell’errore materiale, è opportuno compensare le spese del presente
giudizio. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dall’art. 13,
comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio, introdotto dall’art. 1, comma 17, della
legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013).

 

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso; compensa le spese.

Ai sensi dell’art. 13 comma quater del d.p.r. n. 115
del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo
13.

Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 09 giugno 2021, n. 16087
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: