Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2021, n. 12422

Licenziamento, Maturazione dei requisiti pensionistici,
Opzione ex art. 6, L. n. 54/1982 per la prosecuzione del rapporto di lavoro

Fatti di causa

 

1. La Corte di Appello di Napoli, con sentenza del
20 luglio 2018, ha dichiarato inammissibile il reclamo proposto, nell’ambito di
un procedimento ex lege n. 92 del 2012, da C.L. Sviluppo Industriale Spa nei
confronti di V.R. avverso la sentenza di primo grado del locale Tribunale che
aveva accolto l’impugnativa del licenziamento intimato per la maturazione dei
requisiti pensionistici da parte del lavoratore addetto alla conduzione di
autobus.

2. La Corte territoriale ha ritenuto “che la
sentenza impugnata è stata pubblicata in data 1.3.2018 e trasmessa, in pari
data, per esteso tramite PEC ai sensi della I. n. 179/2012 ai procuratori
costituiti”; ha quindi ritenuto tardivo il reclamo depositato in data
3.4.2018, stante l’inosservanza del termine decadenziale di 30 giorni stabilito
dall’art. 1, co. 58, I. n. 92 del 2012.

3. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto
ricorso la soccombente, con 2 motivi, cui ha resistito il lavoratore con
controricorso.

 

Ragioni della decisione

 

1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia
violazione e falsa applicazione dell’art. 1, co. 58, I. n. 92 del 2012,
dell’art. 16 bis, co. 7, D.L. n. 179 del 2012 e dell’art. 155, commi 4 e 5,
c.p.c..

Si eccepisce che il reclamo è stato depositato
telematicamente in data 30 marzo 2018, come risultante da certificazione
rilasciata dal direttore di cancelleria della Corte di Appello di Napoli nonché
dalla copia dei messaggi PEC generati in seguito al deposito telematico, in
particolare dalla “ricevuta di avvenuta consegna (RdAC)” che viene
rilasciata dal gestore PEC del Ministero di Giustizia nel momento in cui il
messaggio contenente la busta telematica è ricevuto nella casella PEC del
Ministero.

Si critica la sentenza impugnata per aver ritenuto
come data del deposito del reclamo quella del 3 aprile 2018, corrispondente
invece “all’epoca in cui la Cancelleria dell’ufficio giudiziario ha
“aperto” la “busta” inviata telematicamente contenente il deposito del
reclamo”.

In ogni caso si rileva anche la violazione dell’art.
155, commi 4 e 5, c.p.c., perché la Corte territoriale non si sarebbe avveduta
che il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione della sentenza cadeva il
31 marzo 2018, sabato che  precedeva la
domenica di Pasqua e il lunedì dell’Angelo, entrambi festivi, per cui anche il
deposito del 3 aprile doveva considerarsi tempestivo.

2. Con il secondo motivo si denuncia che la sentenza
impugnata avrebbe violato l’art. 112 c.p.c.. Si lamenta che il Tribunale, in fase di opposizione,
avrebbe dichiarato illegittimo il licenziamento impugnato perché il lavoratore
aveva esercitato l’opzione prevista dall’art. 6 della I. n. 54 del 1982 per la
prosecuzione del rapporto di lavoro, mentre l’opposizione del R. era stata
articolata sul fatto che il giudice della prima fase avrebbe “omesso
l’analisi del combinato disposto del suddetto decreto legislativo n. 67/2011
con quella prevista dall’art. 3, co. 1, del decreto legislativo n.
414/1996”. Si eccepisce altresì che il Tribunale non si sarebbe
pronunciato sulla mancanza nel Russo del titolo abilitante alla guida.

3. Il primo motivo è fondato.

Come da questa Corte di legittimità è stato già
rilevato, il deposito telematico degli atti processuali si perfeziona quando
viene emessa la seconda PEC, ovvero la ricevuta di avvenuta consegna, da parte
del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia,
come disposto dall’art. 16 bis, comma 7, del d.l. n. 179 del 2012 (conv., con
modif., in I. n. 221 del 2012), inserito dall’art. 1, comma 19, n. 2), della I.
n. 228 del 2012 e modificato dall’art. 51, comma 2, lett. a) e b), ‘del d.l. n.
90 del 2014 (conv., con modif., in I. n. 114 del 2014), il quale ha anche
aggiunto che, ferma l’applicabilità delle disposizioni di cui all’art. 155,
commi 4 e 5, c.p.c., il deposito è tempestivamente effettuato, quando la ricevuta
di avvenuta consegna viene generata entro la fine del giorno di scadenza, così
superando quanto previsto dall’art. 13, comma 3, del d.m. n. 44 del 2011, ove è
invece previsto che, quando la ricevuta viene rilasciata dopo le ore 14.00, il
deposito deve considerarsi effettuato il giorno feriale immediatamente
successivo (Cass. n. 17328 del 2019; Cass. n. 29892 del 2019; Cass. n. 11726
del 2019).

Il meccanismo del deposito di un atto giudiziario
tramite PCT genera invero quattro distinte PEC di ricevuta, in cui la prima, la
“Ricevuta di accettazione”, attesta che l’invio è stato, appunto,
accettato dal sistema per l’inoltro all’ufficio destinatario. La seconda,
invece, la cd. “Ricevuta di consegna”, attesta che l’invio è
intervenuto con consegna nella casella di posta dell’ufficio destinatario e
rileva ai fini della tempestività del deposito che si considera perfezionato in
tale momento (Art. 16-bis, co. 7, decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,
convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221); introdotto
dall’art. 1, co. 19, Legge 24 dicembre 2012, n. 228), il tutto con effetto
anticipato e provvisorio rispetto all’ultima PEC, cioè subordinatamente al buon
fine dell’intero procedimento di deposito, che è quindi fattispecie a
formazione progressiva. Le successive PEC, la terza e la quarta, attestano,
rispettivamente, la terza: l’esito dei controlli automatici del deposito,
sull’indirizzo del mittente, che deve essere censito in ReGIndE; il formato del
messaggio, che deve essere aderente alle specifiche; la dimensione del
messaggio, che non deve eccedere quella massima consentita (30 MB). La quarta
PEC attesta poi l’esito del controllo manuale del Cancelliere, ovvero se il
deposito è stato accettato o meno dalla Cancelleria. Con tale accettazione, e
solo a seguito di essa, si consolida l’effetto provvisorio anticipato di cui
alla seconda PEC e, inoltre, il file viene caricato sul fascicolo telematico,
divenendo così visibile alle controparti.

Poiché il deposito del reclamo operato con modalità
telematica per la previsione di cui all’art. 16, comma 7, d.l. cit. deve
intendersi avvenuto nel momento in cui è stata generata la ricevuta di avvenuta
consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata dal Ministero di
giustizia e quindi, nel caso che ci occupa, in data 30 marzo 2018, la Corte
territoriale ha errato a ritenere l’impugnazione inammissibile perché tardiva,
considerando la diversa data di deposito del 3 aprile 2018.

E’ altresì fondato anche il secondo profilo di
censura articolato da parte ricorrente, atteso che, anche a voler considerare
come data di deposito telematico del reclamo quella del 3 aprile 2018, la Corte
territoriale ha trascurato l’operatività dell’ultimo comma dell’art. 155
c.p.c., il quale, per la scadenza di termini nella giornata di sabato (come
nella specie il 31 marzo 2018), prevede una proroga di diritto al primo giorno
non festivo, nella specie appunto il 3 aprile 2018, dopo le festività di Pasqua
e di Lunedì dell’Angelo.

4. Dall’accoglimento del primo motivo di ricorso
deriva l’assorbimento del secondo, che riguarda il merito della vicenda in
alcun modo esaminato dalla Corte territoriale, stante la preliminare pronuncia
di inammissibilità.

Conclusivamente deve essere accolto il primo motivo,
assorbito il secondo, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio al
giudice indicato in dispositivo che dovrà esaminare l’impugnazione da ritenere
tempestiva, provvedendo all’esito alla liquidazione delle spese anche del
presente giudizio di legittimità.

 

P.Q.M.

 

accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara
assorbito il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo
accolto e rinvia alla Corte di Appello di Napoli in diversa composizione, anche
per le spese.

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